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venerdì 25 luglio 2008

Sulla collina

                   Il metro dei nanetti

 

(Capire e non misurare)

 

Occorrente:

 

1) Un problema

2) Una collina

3) Prudenza

 

Sulla collina

 

Quando Zio Nicola partì per l'America volle che tutti i bambini della famiglia lo accompagnassero alla nave, anzi si procurò un permesso speciale per visitarla.

Anche io, piccolissimo, ci andai. Per un'ora girammo tra immensi saloni, corridoi lunghissimi, ripidi scaloni e cucine infinite. Poi gli altoparlanti di bordo chiesero ai visitatori di scendere perché la partenza era imminente.

Sulla scaletta che ci riportava sul molo mio padre mi chiese:

-               Allora, ti è piaciuto?

-               Bello - risposi - ma la nave dov'era?

Mio padre capì che non avevo capito nulla, capì che ero troppo piccolo per vedere una nave così grande ed ebbe un'idea geniale.

Mi portò su una collina che sovrastava il porto e, dall'alto mi indicò la nave.

-               Adesso la vedi?

-               Siiiii. Ha la prua e anche la poppa, e quanto è grande !

       Siamo stati dentro, vero? Era bellissima.

Quando sei dentro una cosa grande, succede spesso che tu non riesca a prenderle bene le misure, a valutarla e, a volte, non riesci neppure a capire in che situazione ti sei cacciato.

Io, ricordando la nave di Zio Nicola, a volte salgo sulla prima collinetta e, dall'alto, la vedo tutta, la misuro e capisco meglio.

 

 

Saliamo sulla collina

 

La prossima volta che andate a Parigi fate un salto al Louvre. Nel padiglione dell'arte antica troverete un'antichissima stele di granito nero alta pressappoco come una persona.

E' ricoperta da una scrittura antichissima e incomprensibile ma, di fianco, troverete un cartello con la traduzione. Leggete e rabbrividite:

" Mi chiamo XXYYYXY e sono il re delle città della Palestina.

Un mese fa ho distrutto una città delle tribù di Israele. Ho ucciso tutti i suoi abitanti, ogni donna e ogni bambino. L'ho fatto perché, due anni fa gli Israeliti hanno distrutto tre città della Palestina governate da mio padre e hanno ucciso tutti gli abitanti. "

 

Sveglia. Non è il giornale di stamattina. E' una stele scritta duemilaecento anni prima di Cristo. E' una storia di più di quattromila anni fa, e di oggi e, forse di domani.

Io su questa collina ci sono salito ma non ho capito niente lo stesso.

La cosa da misurare era ancora troppo grande o, forse, una collina alta solo quattromila anni era troppo piccola.

Che dire di tutti quei nanetti che vanno fieri del loro metro in tasca?

 

Questa è una storia vera.

 

Io, un giorno, in quella sala del Louvre mi ci sono trovato per caso.

Ho letto con attenzione e dolore la scritta e mi è venuto voglia di parlarne con qualcuno. Vicino a me ho intuito un'ombra bianca e senza guardarla ho detto: " Ha capito cosa c'è scritto ? "

Poi ho alzato lo sguardo verso il suo viso. Era una giovane donna araba avvolta in un vestito bianco che le lasciava scoperti solo gli occhi.

In un sol colpo avevo fatto due cose che non andavano fatte: Avevo guardato una donna e le avevo pure rivolto la parola.

Anche lei fece due cose che non andavano fatte: mi guardò negli occhi e mi rispose: " Si, ho capito. Ho capito che non finisce più "

Poi tornammo nei nostri mondi; lei in un gruppo di ombre bianche e leggere ed io al bar a prendere un caffé.

uno strano posto

Venendo incontro al suo pressante desiderio di ricevere, di tanto in tanto, una e-mail che meriti di essere letta, Le invio la presente.

Ne faccia buon uso e non si preoccupi. Lo sbandamento culturale è un segno di buona salute.

Facciamo un tuffo nel nuovo.  

In fondo le sto inviando la e-mail che ho sempre sognato di ricevere io, ma cominciamo pure:

 

Poco lontano da Lei c'è un posto inusuale dove " vivono " centinaia di automi barocchi. Il nome forse è scemo ma Lei come li chiamerebbe, per esempio:

 

·        Le creature in legno e oro zecchino, polvere di corallo e circuiti integrati che si muovono, respirano, ti osservano, distinguono gli adulti dai bambini e conversano solo con questi ulti­mi ? Ce ne sono alti più di due metri.

 

" I pochi visitatori ammessi corrono tra le sale e le creature meccaniche ti guardano, ti parlano, ti chiedono qualcosa e ti seguono.

Sono gentili e comprensive e nessuna  fa pesare agli umani la sua superiorità.                                                               

Quando esci da questo posto fai fatica ad abituarti al " normale " allo " scontato ".

Hai fatto un esercizio di elasticità mentale e ti chiedi: Ma quante cose ancora non conosco?

Ma soprattutto hai capito che le cose esistono anche se tu non le conosci. Del resto basta solo deviare dalle solite logiche e ci perdiamo, tutti. "

 

Non è un nuovo romanzo di fantascienza, è una cosa reale.

 

 

·        Artemisia, per esempio è una bellissima fanciulla in legno, rame, madreperla e oro.

     Contiene tante poesie. Ogni tanto le spezzetta, le assembla con un capriccio tutto suo,

         e le stampa su un nastro di carta che le esce dalla bocca.         

         La più bella poesia è stata: " M'illumino di forse. "

 

 

·        Apollonia è alta più di due metri. L'abbracci è sei pronto per telefonare. È infatti un grandissimo telefono dalla forma di bellissima ballerina.

 

·        Belle da vedere anche le piante meccaniche che fioriscono solo accendendo una candela.

·        Le finestre a muro che apri e ti trovi affacciato su un paesaggio vivo ( con movimenti, suoni, odori, venti che ti scompigliano i capelli ecc. )

·        I libri che cambiano la trama della storia solo poggiandoli sul calorifero o mettendoli nel frigo. ( fanno azzellare le carni )

 

 

·        C'è una sala dove, appena entri, tutto comincia a muoversi e a venire verso di te.

Tendono le mani e ti chiedono delle cose, ti parlano. Rimani interdetto, poi capisci che sono presenze amiche e le assecondi.

 

I visitatori

 

1.     Entrano sempre con un' aria scettica.

2.     Giocano come bambini

3.     Escono destabilizzati e contenti

4.     Vorrebbero portare tanta gente ma…

 

questo è un museo chiuso perché:

Questo posto ha bisogno di compagni di viaggio, non di spettatori

 

Non ho ancora parlato di ARTE.

 

E l'ho fatto apposta. Siamo talmente ai confini del verosimile che non riesco neanche a dare un nome a questa cosa che è inverosimile ma è vera.

 

Io un'idea ce l'avrei: è un'arte troppo di frontiera. Le opere sono opportunamente molto belle, distraggono con la loro bellezza. Tu le ammiri e loro ti fregano come il prestigiatore che ti mette sotto il naso una mano e con l'altra fa  la " magia ".

 

 

In un angolo c'è PHONICA La macchina che ascolta con pazienza dando segni di comprensione a patto di non esagerare. Altrimenti manifesta un'evidente irritazione e ti manda dove meriti.

 

Le macchine timide, invece, non amano essere guardate. Vivono solo al buio quando sono sicure di non essere viste e, appena tenti di fare un po' di luce, loro si paralizzano, si cristallizzano.

 

·        Quando i visitatori sfogliano il libro-scultura che legge nella mente del lettore mi diverto tanto. La cosa grottesca è che funziona veramente e allora cominciano a leggerlo con sufficienza e, alla fine rimangono spiazzati, interdetti e subito vogliono sapere come funziona.

 

·        Ti avvicini ad un quadro e lui ( il quadro ) ti dice che un giorno qualcuno busserà alla tua porta e, in quel momento il campanello di casa tua squilla davvero.

·        Il quadro vicino invece ti sussurra che deve dirti delle cose e allora ha pensato di telefonarti.

In quel momento il cellulare che hai in tasca squilla e tu tutto immagini tranne che sia proprio la voce di quel quadro quella che senti all'apparecchio. E lui ti dice: Ciao, sono il quadro che hai davanti, ora ti racconto una storia.

Cosa ti rimane da pensare? Dimmi. Forse lo indovino: Vai nella cacca. Che tecnicamente si chiama stress da sbandamento culturale.

·        In un angolo 4 ballerine timide ed esitanti. 4 ballerine di quarta fila. 4 ballerine volenterose di un varietà degli anni '20 iniziano una timida danza al suono di un tango generato dalla macchina del tango.

 

Poi ci sono le opere dove devi colpire e sfregiare le opere dei grandi mestri ( Michelangelo, Leonardo… ) e qui si misura il tuo coraggio. Perché è un gesto simbolico di malvagità quello che ti si chiede di fare ma rimane un gesto malvagio. E, sotto quei colpi, senti urlare quell'opera, vedi che si dibatte e soffre mentre tu uccidi l'arte.

 

QUALCUNO DISSE CHE L'UNICA COSA CHE CI SI PUO' ASPETTARE DA UNA SCULTURA E' CHE STIA FERMA.

TINGUELY  SE NE FREGO' E PURE IO ( NEL MIO PICCOLO )

 

      Una delle cose più  divertenti è vedere sottovalutare un'opera e, dopo un po', assistere al cambiamento dell'osservatore.

     È una cosa divertente e crudele; altro che sindrome di Sthendal.

 

  •  Passi davanti ad un quadro e lui ( il quadro ) ti sussurra di dirgli una parola buona. Tu lo assecondi e la tua voce entra in tutte le radio del tuo quartiere sintonizzate sul programma nazionale. Lo so che non si fa, ma tanto nessuno più ha una parola buona da dire.
  • E adesso come te lo spiego che  c'è un quadro che, se lo guardi troppo, fa tantissima neve ? L'ultima volta che l'ho usata ho dovuto pulire la sala per una settimana. Un'altra volta, era Agosto, aprii le finestre per far uscire la neve e non mi accorsi che sotto, per strada c'era una folla di persone che guardava interessata lo strano fenomeno.
  • E poi ci sono i quadri gemelli. Tu ne guardi uno e l'altro comincia a cambiare colore. Dopo una dozzina di passaggi visivi tra i due devi solo smettere e andare via.

 

Ma cos'è questa storia Magia o Tecnica ?

È Magia fino a che non capisci,

poi diventa Tecnica e forse Arte

 

La Magia è figlia della sottovalutazione

( .. e dell'ignoranza )

 

Per ultima c'è l'opera che non c'è. L'immagine che vedi nella cornice è solo un riflesso. Si tratta di uno specchio ma è uno specchio parlante ( come quello della regina di Biancaneve ) capriccioso e irriverente.

A volte mi chiedo: Bravo, sono stato bravo, ma adesso dove vado ? Come procedo ?

 

 

" Ora devo andare, mi si seccano i colori."

( dal film " Mediterraneo " )

 

 

Ogni tanto ditelo anche voi che "vi si seccano i colori" e tornate a fare quello che veramente desiderate fare.

 

Ecco ora ho veramente finito devo solo aggiungere che tutto quello che ho detto finora è grottescamente vero.  E visto che sono alla fine e  nessun superficiale è arrivato fino a questa riga posso dirti che se vuoi vedere le cose delle quali ti ho raccontato puoi vederle sul sito www.automibarocchi.com e, se proprio la cosa ti interessa, posso mandarti, con piacere, un dvd che ti spiega tutto.

 

Mi rimane solo la curiosità di sapere quali siano state le sue reazioni all'apertura di questa e-mail. Ma è ora di chiudere.

 

Scusi il disturbo, non approfitterò mai più della Sua pazienza. Lo giuro.

Un saluto Eltore Elica ( forse artista )

martedì 8 luglio 2008

SINDROMI

30 milioni di persone in Europa sono affette da patologie sconosciute,chiamate comunemente "Sindromi",in Italia sono circa 1 milione di casi,fino ad ora se ne "conoscono" ben 131,131 patologie di cui non si sa praticamente nulla.Non c'è ricerca,non vengono pubblicizzate per farle conoscere,non ci sono cure !! Quindi in Italia c'è 1 milione di persone malate che soffrono e che per lo Stato non esistono come malati !! 1 milione di persone che hanno "interrotto" la loro vita normale e che non hanno la possibilità ne di essere curati,ne di percepire una pensione per patologia !! 1 milione di persone che soffrono e che non possono neppure sapere di cosa !! Le industrie farmaceutiche,non sono affatto interessate a produrre e a commercializzare,prodotti destinati ad un limitato numero di pazienti,alle industrie farmaceutiche non interessa se in Europa ci sono 30 milioni di persone che soffrono.Se queste 30 milioni di persone non possono avere una vita regolare fatta di lavoro,amici,sentimenti,hobby,non interessa ne alle industri farmaceutiche e neppure allo Stato Italiano,vi faccio un piccolo esempio,vi parlo di una patologia a me particolarmente familiare,dato che ne sono affetto,la "Sindrome da affaticamento cronico" piu' comunemente chiamata "C.F.S. (Chronic Fatigue Sindrome).La C.F.S. è stata riscontrata in "tutto il mondo",è una patologia grave ed invalidante che colpisce milioni di persone,ma la cosa piu' grave che le persone affette da C.F.S.non sono tutelate !!! eppure la C.F.S. è stata riconosciuta e classificata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità,ma in Italia non è ancora stata dichiarata ufficialmente patologia "Grave,Cronica ed Invalidante".Non finisce qui,la C.F.S. non è riconosciuta come malattia rara,chi ne è affetto non ha diritto all'esenzione del ticket e cosa piu' assurda in Italia 1 milione di malati non hanno diritto all'invalidita!!!!! Pensate solo lontanamente a vivere 24 ore su 24,12 mesi all'anno,ogni istante della vostra vita con questi sintomi:una fatica persistente che non si allevia con il riposo,e ad ogni piccolissimo sforzo aumenta sempre piu',mal di gola,dolori alle ghiandole del collo e delle ascelle,dolori muscolari terribili,dolori alle ossa,alle articolazioni,simili a quando si ha 40 di febbre,mal di testa,ma non una semplice cefalea,la testa ti scoppia,disturbi del sonno,tachicardia,sbalzi di temperatura corporea ecc,ecc,ecc!!! Naturalmente non ha le capacità fisiche di svolgere una qualsiasi attività lavorativa,non lavorando,non puoi avere risorse economiche,non avendo risorse economiche non puoi vivere!!! Ti rivolgi ai Serviz.Sociali ? che patologia hai ? la C.F.S.? e che roba è ? ti senti rispondere da Medici e Burocrati !! la C.F.S. non esiste !! tu,non esisti!! Svegliatevi ! potrebbe colpire chiunque,ma questo allo Stato Italiano NON INTERESSA!!!! Chinque voglia confrontarsi civilmente con il sottoscritto roberto.diiorio@alice.it

venerdì 30 maggio 2008

Premio Nazionale Luigi Calabresi

Premio Nazionale Luigi Calabresi e Memorial Day oggi a Milano La cerimonia del tredicesimo Premio Nazionale Luigi Calabresi, assegnato a Marcello Bianco, Comandante della Stazione Forestale di Castel Volturno, è avvenuta oggi presso la Sala delle Colonne a Milano nel corso della celebrazione del XXI Memorial Day, istituito per ricordare i Caduti delle Forze dell'Ordine e delle Forze armate dello Stato e ha visto la partecipazione delle Autorità cittadine, Civili e Militari, delle rappresentanze in uniforme delle Forze di Polizia e dei vari Corpi Armati e dei familiari dei Caduti. La manifestazione è stata promossa dall'Unione Nazionale Mutilati per Servizio (UNMS). Nel parterre del Premio, Maurizio M. Guerra dello Studio legale Associato omonimo ha rilasciato questa dichiarazione: 'Un aspetto molto importante emerso oggi durante il Premio Nazionale Luigi Calabresi è stato quello della disomogeneità di trattamento delle vittime del dovere. Questo è stato un importante tema trattato anche durante il Convegno di Studio Tra servizio e previdenza pubblica: tutela e tutele, tenutosi ad Ancona il 10 maggio scorso, dove il senatore Lumia, come Vice Presidente della commissione Antimafia, si è reso portatore degli interessi di queste vittime perché in uno stato democratico non ci possono essere trattamenti di serie A, B, o C'.

Lettera al Presidente

Ill.mo Presidente della Repubblica Italiana On.le dott. Giorgio Napolitano   Sig. Presidente, le scrivo per raccontarle di una tragica vicenda che, a nostro avviso, merita una particolare attenzione anche da parte sua. Una vicenda che mi ha segnato nel dolore, e sono certa abbia toccato la sensibilità di chiunque ne sia venuto a conoscenza. Non molti giorni fa, esattamente, il 9 maggio, Vito Daniele, mio marito, ha perso la vita lasciando nella disperazione e nella solitudine, una famiglia con tre bambini. Non è stato un evento come tanti. Era una mattina di venerdì, quando alla guida della sua macchina Vito stava tornando a casa da Roma, dove aver lavorato l'ennesima settimana lontano dai suoi affetti. Giunto ad Avellino, sulla A16, al Km 65.500, veniva fermato dalla Guardia di Finanza e, al termine del controllo di rito, un camion lo travolgeva uccidendolo. Sono stata volutamente molto generica nel descrivere l'accaduto, perché molte cose sono ancora da chiarire e spero, che quello che si sta facendo a livello di media, possa essere da monito affinché non venga insabiata e dimenticata una vicenda che sembra avere ancora dei punti oscuri. Sono state mandati comunicati stampa, ma le risultanze non sembrano aver fornito risposte capaci di darmi un minimo di serenità e ancora non riesco a farmene una ragione. La dinamica non è molto chiara. Ad esempio, è buona norma che i posti di blocco delle forze dell'ordine siano effettuati in spazi idonei, per non mettere in pericolo sia gli agenti che gli utenti. Sembra, però, che nel caso di specie, la pattuglia o, comunque, il fermo sia avvenuto in autostrada in prossimità di una curva e in assenza di una qualunque zona di sosta o altra corsia di emergenza. Perché? Se questo fosse vero si dovrebbe chiarire il motivo di un tale comportamento così privo di cautele. Si è parlato di pattuglia della Guardia di Finanza, ma in realtà sembra si trattasse di un Tenente in borghese. Altra cosa alquanto strana. In genere, infatti, gli appostamenti per i controlli sono sempre gestiti da almeno due agenti in divisa. In qualche comunicato si è anche cercato di addossare una sorta di responsabilità a mio marito, affermando che la sua velocità in macchina fosse molto elevata, quando in realtà se alle 14 Vito Daniele era ad Avellino, partito da Roma nella mattinata, sicuramente non poteva aver condotto la sua autovettura ad una velocità così sostenuta. Comunque siano andate le cose, certo niente e nessuno riporterà in vita il padre dei miei tre bambini né colmerà il vuoto che si respira in casa mia, ma è certo che abbiamo bisogno di spiegazioni, di chiarimenti, di far luce sulle dinamiche di un incidente che ha cambiato la nostra storia e di sapere la verità che altri, dalla Guardia di Finanza, stanno cercando di depistare. Segnati nel dolore senza mai ricevere peraltro alcun cordoglio da parte delle Fiamme Gialle e di Avellino e Dal Comando Nazionale. La ringrazio per l'attenzione e spero che al più presto i dubbi possano trovare una risposta, perché a volte la serenità si fonda sulla ragione e la ragione ha bisogno di verità e di giustizia. Maria Zotti  

La Repubblica

Corriere della Sera